LA POVERTA’ INSEGUE LE DONNE CHE HANNO STUDIATO E CHE LAVORANO

Da sempre ci viene detto che dobbiamo pensare alla nostra istruzione ed essere preparati per garantirci un futuro migliore. Ma sfortunatamente è un aspetto che non sempre garantisce i risultati sperati, soprattutto se sei donna. Sembra incredibile ma è così. Non lo diciamo noi, lo rileva un’indagine della Camera di Commercio di Barcellona che mette in guardia sulla ‘nuova povertà femminile’. Vediamo a cosa si riferisce.

1-Di che cosa si tratta?
La Camera di Commercio di Barcellona spiega che la ‘nuova povertà femminile’ riguarda le donne che hanno una formazione specifica ma che quando entrano nel mercato del lavoro sono discriminate a livello salariale rispetto agli uomini (quindi percepiscono uno stipendio minore) o lavorano in condizioni peggiori. Tutto questo è aggravato dal fatto che la donna decida di diventare madre.

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2-Da quali dati partiamo?
Secondo la Camera di Commercio di Barcellona, nel 2005 il tasso delle donne che lavoravano come impiegate era del 8,9% mentre gli uomini erano il 10,1%. Dieci anni dopo, nel 2015, le donne che lavorano come impiegate sono il 13,1% e gli uomini il 10,5%. Questo aumento, che potrebbe anche essere considerato come positivo, in realtà indica un peggioramento, a causa delle discriminazioni salariali e delle condizioni lavorative inferiori, che peggiorano dopo la maternità.

3-Le cause.
Tra le cause che provocano questa precarietà, ci sono, ad esempio l’impossibilità di utilizzare il congedo di paternità, la riduzione dell’orario lavorativo, la forza contrattuale minore, gli impieghi a tempo parziale o il divario salariale. Per la direttrice dell’Osservatorio Donna, Impresa ed Economia della Camera di Commercio, Anna Mercadé, la società dovrebbe farsi carico dei bambini e degli anziani, due aspetti che colpiscono particolarmente il percorso lavorativo femminile.

4-Conclusioni.
Lo studio conclude che ‘in una decade si è perso il vantaggio del talento femminile nel mercato del lavoro’ e la riduzione delle disuguaglianze ha subito una brusca frenata. L’analisi finale, quindi, è pesante ma lascia intravedere alcuni aspetti positivi, come l’uguaglianza riguardo alle rappresentanze politiche ed all’interno dei direttivi.

5-Cifre contradditorie.
L’Osservatorio della Camera di Commercio evidenzia inoltre che oggi come dieci anni fa, la formazione accademica è migliore tra le donne rispetto agli uomini (il 56% dei titoli universitari riguardano le donne). Ovviamente, questa formazione maggiore non è stata accompagnata da una riduzione delle diseguaglianze nel mercato del lavoro. La differenza nelle assunzioni è del 19% e la maggior parte dei contratti precari riguardano l’universo femminile, così come l’occupazione a tempo parziale, dove il salario medio orario è di 10,68 euro per le donne contro i 16,11 euro per gli uomini.

6-Incentivi minori.
Con questo panorama, di fronte ad una situazione di disoccupazione, così come di salario ridotto, le donne otterranno inoltre un sussidio minore, ritrovandosi quindi in una situazione meno protetta rispetto agli uomini.

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