La tendenza alle assunzioni stabili in Italia crolla: quali sono le motivazioni?

Il mercato del lavoro in italia non ha tregua. Dopo una forte crescita crollano le assunzioni a tempo indeterminato mentre aumentano quelle a tempo determinato. La causa: la fine della decontribuzione sulle assunzioni stabili.

I dati inps del primo trimestre

In qualche modo era atteso. Con il venir meno degli incentivi fiscali alla stabilizzazione e alle assunzioni a tempo indeterminato sono calate e in maniera sensibile le assunzioni di lavoratori con contratti senza termine temporale. Nonostante il saldo fra assunzioni e cessazioni sia positivo ed in crescita rispetto all’anno precedente, non si può non evidenziare il dato negativo che colpisce le fattispecie contrattuali più ambite: quelle a tempo indeterminato. Evidentemente non ha prodotto gli sperati effetti di lunga durata il provvedimento con cui nella legge finanziaria 2014 si era promossa la stabilizzazione dei lavoratori. Il circolo virtuoso che si sarebbe dovuto mettere in moto pare essersi interrotto con buona pace di quei lavoratori che speravano di poter conquistare l’agognato posto fisso. Complice anche una crisi che fatica ad allentare la sua morsa, il mercato dell’occupazione si rivela ancora una volta privo di spunti esaltanti e ben lontano da standard che assicurino certezza lavorativa.

I contratti a tempo indeterminato per molti restano un miraggio

Dietro i numeri si nasconde ancora una volta una realtà a tinte chiaroscure. Se da un lato la crescita dei posti di lavoro apre una breccia in un contesto macroeconomico fortemente penalizzato da numerosi fattori – la deflazione, la scarsa crescita della produzione industriale, il calo del potere d’acquisto delle famiglie – dall’altro si conferma una fragilità degli equilibri socio economici decisamente preoccupanti. Come noto infatti la mancanza di stabilità lavorativa non provoca soltanto incertezze individuali ma è alla base di una mancata interazione fra i lavoratori e quegli strumenti di sostegno finanziario che hanno ricadute nella crescita economica di tutto il sistema. Per fare un esempio di quanto siano pesanti le ricadute legate al calo dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato si pensi all’impossibilità di accedere al mercato dei mutui e poter quindi procedere all’acquisto della propria casa d’abitazione. Una limitazione in tal senso non costituisce un pregiudizio soltanto per la propria propensione progettuale ma ha conseguenze importanti sul mercato dell’edilizia che da sempre determina il buon andamento dei tesi generali di occupauzone nonché di crescita per tutta l’economia.
A lasciare uno spiraglio di ottimismo il dato sulle retribuzioni: sono infatti in calo gli stipendi sotto i 1500 euro. Come segnale non è tanto ma è forse un sintomo di buona salute di una parte dell’economia che ricomincia a crescere.

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