Obbligo di lavoro a Pasqua: posso dire di no al mio capo?

All’avvicinarsi della Pasqua, così come delle altre festività, torna l’annosa domanda sull’obbligatorietà del lavoro festivo. I progetti di un rilassante fine settimana in famiglia o di una gita fuori porta in occasione del ponte di Pasqua possono essere spazzati via dalla richiesta del capo di lavorare. Ma è davvero obbligatorio, o possiamo rifiutarci? Scopriamolo qui di seguito.

– Obbligo di lavoro o meno?

Una sentenza della Corte di Cassazione, risalente al 2015, chiarisce la questione: i datori di lavoro non possono obbligare i dipendenti a prestare i propri servizi lavorativi nei giorni festivi o durante le ricorrenze civili e religiose infrasettimanali, come il lunedì di Pasqua. Inoltre, sono illecite le eventuali detrazioni dallo stipendio o le sanzioni disciplinari operate dal datore di lavoro nei confronti dei dipendenti che non lavorano durante le festività. In altre parole, il capo non può decidere in modo unilaterale di trasformare una festività in una giornata lavorativa. Il lavoro festivo è pertanto non obbligatorio, ma possibile in determinate condizioni: vediamo quali nel paragrafo successivo.

– È il dipendente a scegliere

In base a quanto stabilito dalla Cassazione, il lavoro festivo è possibile solo previo consenso esplicito del lavoratore. Anche nel caso in cui il contratto affermi l’impossibilità del dipendente di rifiutare il lavoro festivo, come accade per i contratti collettivi dei metalmeccanici, questa norma si ritiene nulla e vale la sentenza della Cassazione. Nello specifico, la legislatura vigente distingue nettamente il lavoro festivo e il riposo settimanale: seppure il datore di lavoro possa imporre la prestazione lavorativa durante la domenica per necessità straordinarie, nel caso delle festività non ha questa facoltà. In definitiva, la possibilità del lavoro festivo è soggetta solo all’accordo condiviso e personale fra le parti, poiché è un diritto di natura individuale. Approfondiamo qui di seguito le occasioni in cui il dipendente può rifiutarsi di lavorare.

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– Quando dire di no al capo

Tutte le maggiori sigle sindacali ricordano che la disponibilità al lavoro festivo è una scelta autonoma e libera di ogni lavoratore, e il datore di lavoro non può intervenire con sanzioni tranne nei casi in cui il dipendente ha dato precedentemente il suo assenso. Per cui, i rappresentanti regionali di FILCAMS CGIL, FISACSCAT CISL e UILTuCS UIL invitano i lavoratori ad astenersi dalle loro attività commerciali e produttive durante le festività, al fine di non svilire e svendere le ricorrenze festive. Nel dettaglio, i giorni festivi in cui si può rifiutare la propria disponibilità al lavoro, oltre al lunedì successivo alla Pasqua (Pasquetta), sono: il 1° gennaio, l’Epifania, il 25 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno, il 1° novembre, l’8 dicembre, Natale e Santo Stefano.

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