QUOTE ROSA ALLA RISCOSSA

Era ora. I dati del 2015 sono finalmente incoraggianti e per la prima volta, le quote rosa, a livello dirigenziale, hanno superato il 29%, con una crescita costante negli ultimi 3 anni.

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Si tratta di un risultato decisamente incoraggiante, nonostante l’Italia sia ancora fanalino di coda in Europa, perché, secondo Eurostat e Consob, anche il gap in termini di remunerazione si è ridotto: il divario medio tra lo stipendio di una donna e di un uomo è del 7,3% (rispetto alla media europea del 16%), uno dei gap minori d’Europa, dopo la Slovenia, Malta e la Polonia. Tra i divari maggiori troviamo la Francia (15,2%), il Regno Unito (19%) e la Germania (21%). La gravidanza resta, a livello lavorativo, il primo ostacolo alla carriera di una donna, al quale si aggiunge la conseguente cura dei figli.

Il tasso di impiego, per le neo mamme, si riduce del 2% in media, aspetto che non colpisce affatto il mondo maschile, nonostante anche gli uomini abbiano diritto al congedo parentale (sempre poco richiesto). La cura dei figli, in carico ad entrambi i genitori, è sicuramente uno dei punti chiave della parità dei sessi riconosciuta in ambito lavorativo.

A tal proposito il patto di stabilità del governo italiano prevede che le mamme lavoratrici possano usufruire di un voucher di 600 euro al mese per 6 mesi, da utilizzare per attività di baby sitting e che i padri possano richiedere un ulteriore congedo di due giorni da utilizzare entro i 5 mesi del neonato.

Un piccolo passo a favore della parità e dell’integrazione delle donne a livello lavorativo.

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