La sveglia suona e l’idea di andare in ufficio pesa. Succede. Prima di inventare una storia per restare a casa, però, conviene capire una cosa: in molti casi non ti serve una “scusa”, ti serve un diritto (malattia, permesso, emergenza familiare) oppure una comunicazione onesta con il datore di lavoro.
Questo articolo non è una guida per truffare il capo. È una mappa pratica: quando l’assenza è legittima, come dirlo senza farsi male, quali motivi reggono ancora e quali ormai non convincono nessuno.
Prima di tutto: diritti veri, non scuse
Il CCNL e il contratto individuale contano più di qualsiasi lista su internet. In linea generale, però:
- Malattia: se non puoi lavorare per motivi di salute, avvisi il datore e presenti il certificato medico nei tempi previsti (di solito entro due giorni dall’inizio dell’assenza, salvo diversa indicazione del medico).
- Permessi retribuiti (ROL/permessi ex festività): per visite mediche, motivi personali o familiari previsti dal contratto: vanno richiesti, non improvvisati a voce alta il mattino.
- Legge 104 e congedi parentali: se hai un figlio malato o assisti un familiare con disabilità, esistono assenze tutelate: non sono “scuse”, sono istituti precisi.
- Giustificati motivi / forza maggiore: allagamento, guasto grave, emergenza documentabile. Qui conta la prova (foto, fattura del tecnico, verbale).
Se il problema non è un giorno storto ma un lavoro che non reggi più, la strada non è la bugia: è parlare con HR, usare ferie/permessi o valutare un cambio. Su Clicca Lavoro puoi iniziare a guardare altre offerte quando sei pronto.
5 situazioni in cui la comunicazione è credibile
Non sono “trucchi”. Sono scenari che i datori di lavoro sentono spesso e che funzionano solo se sono veri e coerenti con quello che dirai al rientro.
1. Malessere generale (non “influenza da cartone”)
“Non mi sento bene, non riesco a lavorare oggi” è la formula più usata. Il punto non è drammatizzare: è non contraddirti. Se dici febbre alta, il giorno dopo non puoi tornare carico a voce piena in open space. Meglio restare sul malessere e, se serve, far seguire il certificato medico.
2. Intossicazione alimentare o gastroenterite
Disturbi intestinali sono comuni e difficili da contestare se non esageri i dettagli. Basta dire che hai avuto una notte complicata e che non sei in condizione di uscire. Non serve il racconto minuto per minuto.
3. Emicrania o forte mal di testa
“Mal di testa” suona leggero. Emicrania o cefalea intensa comunica meglio il blocco reale (luce, schermo, rumore). Se ne soffri davvero, è un motivo serio; se lo usi ogni venerdì, prima o poi qualcuno se ne accorge.
4. Figlio con febbre o scuola chiusa all’improvviso
Per chi ha figli piccoli è uno dei motivi più comprensibili. Il capo di solito chiede solo di sapere quando rientri o se serve smart working a metà. Non è un pass per restare assente una settimana senza aggiornamenti.
5. Emergenza in casa (allagamento, guasto grave)
Perdita d’acqua, caldaia, serratura: servono presenza del tecnico o messa in sicurezza. Funziona se è plausibile e, se richiesto, documentabile. “Il lavandino perde” senza che nessuno venga a casa tua è rischioso.
Come dirlo al capo (messaggio che regge)
Che tu scriva su WhatsApp, Teams o telefoni, tieni lo stesso schema:
- Chi sei e che oggi non vieni. (“Buongiorno, sono [nome]. Oggi non riesco a venire in ufficio.”)
- Motivo in una riga, senza troppi dettagli medici o cinematografici.
- Cosa sai sul rientro (“Ti aggiorno nel pomeriggio” / “Domani mattina ti confermo con il certificato”).
- Disponibilità limitata solo se è vera (mail urgenti, passaggio consegne).
Esempio breve:
Buongiorno, oggi non riesco a venire in ufficio per un forte malessere. Ti aggiorno nel pomeriggio su come sto e se riesco a rientrare domani. Per urgenze sono raggiungibile via mail.
Scuse che ormai non reggono
- “Ho il traffico bloccato” quando abiti a dieci minuti e non piove.
- “Mi si è rotta l’auto” tre volte al mese.
- Storie troppo elaborate (parenti inesistenti, ospedali senza nome).
- Assenze sempre di venerdì o il giorno dopo una festa: i pattern si vedono.
- Foto o post sui social mentre sei “a letto con la febbre”.
I team HR e i capi non sono stupidi: incrociano calendario, certificati e comportamento al rientro.
Cosa rischi se inventi
Dipende da contratto e gravità, ma in generale:
- Richiamo o nota disciplinare per assenze ingiustificate.
- Sospensione dello stipendio per i giorni non giustificati.
- Procedimento disciplinare se le assenze sono ripetute o se menti su certificati.
- Perdita di fiducia su smart working, permessi e promozioni, anche senza licenziamento.
Due giorni “di santa” all’anno possono costare molto più di un permesso richiesto in anticipo o di una conversazione onesta sul carico di lavoro.
Smart working quando non vai in ufficio?
Se il tuo contratto prevede il lavoro da remoto, non è automatico che tu possa usarlo al posto dell’assenza. In molte aziende malattia e smart working sono cose diverse: se sei in malattia, di solito non devi essere operativo; se lavori da casa, ti aspettano online come in ufficio.
Chiedi sempre al referente HR o al capo come gestiscono il caso. Alcuni team accettano il remoto per un malessere leggero (senza certificato, un solo giorno); altri no. Meglio una mail chiara (“oggi non vengo in sede, posso essere raggiungibile solo per urgenze”) che fingere di essere in smart working mentre in realtà non lavori.
Domande frequenti
Posso non andare a lavoro senza certificato?
Per un singolo giorno alcuni contratti lo consentono come assenza giustificata, ma non è una regola universale. Per più giorni di malattia il certificato è quasi sempre obbligatorio. Controlla il tuo CCNL.
Quante volte posso dire che sono malato?
Non c’è un numero magico. Contano la frequenza, la stagione (tutti i lunedì?) e la coerenza. Pattern sospetti attivano controlli.
Meglio chiamare o scrivere?
Scrivi se il team usa canali ufficiali (mail, Teams). Chiama se è la norma in azienda o se devi passare un’urgenza operativa. L’importante è avvisare prima dell’orario di inizio, non a mezzogiorno.
E se non ho proprio voglia di andare?
Capita. Usa ferie o permessi se ne hai. Se il problema è cronico (stress, mobbing, mismatch col ruolo), parlane con qualcuno di fiducia o con HR: una scusa inventata non risolve nulla sul lungo periodo.
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In sintesi
Le “migliori scuse” non sono frasi da copiare: sono comunicazioni brevi, vere e coerenti con i tuoi diritti. Malessere, emergenza familiare o guasto in casa possono essere motivi validi, se lo sono davvero. Inventare costa più di un permesso chiesto con un giorno di anticipo.
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Articolo aggiornato ad agosto 2026. Per malattia, permessi e assenze valgono sempre il tuo contratto e il CCNL di riferimento.